Coppercoat


Articolo comparso nel marzo 1996 sulla rivista MULTIHULL INTERNATIONAL
"The development of Copperbot" (la diffusione del Copperbot).
Nel 1763 cominciarono i primi esperimenti sull'imbarcazione HMS Alarm riguardanti l'applicazione di fogli di rame sull'opera viva con lo scopo principale di evitare che le incrostazioni marine si attaccassero sul fasciame di legno della chiglia.

E' stato provato sin dal principio che il rame impediva alle alghe e alle incrostazioni marine di attecchire allo scafo e ne migliorava quindi le prestazioni in velocità. Dopo questi esperimenti e fino all'avvento degli scafi in vetroresina, l’applicazione di lastre di rame divenne una pratica comune su molte imbarcazioni da navigazione. La capacità di resistere alla formazione di incrostazioni proviene dall'ossido di rame, che dà la tipica colorazione verde-azzurra, e non perché gli ioni di rame sono rilasciati nell'acqua. Il rame, infatti, non protegge le superfici adiacenti alle zone trattate e le incrostazioni compaiono subito ai bordi dove finisce la parte ricoperta con il rame.

L'idea di mescolare polvere di rame e resina, originariamente si trattava di una resina poliestere, non è nuova, ma è stata tentata da numerose industrie già sin dal principio degli anni ottanta, tuttavia il tipo di rame e il suo quantitativo in percentuale, variavano considerevolmente tra i differenti prodotti. Nel 1990 Alan Johnston, un esperto uomo di mare ora a capo della C-Defence International Ltd, cominciò le sperimentazioni e i collaudi per sviluppare un trattamento antivegetativo innovativo utilizzando la polvere di rame mescolata con la resina epossidica.

Nei test effettuati furono utilizzate diverse resine e differenti tipi di rame e si scoprì che la combinazione più efficace consisteva in una epossidica senza solventi a base di acqua con pura polvere di rame in sfere.
Dopo numerosi anni e test, non solo sugli scafi in vetroresina, ma anche su quelli in legno, alluminio ed acciaio, il prodotto fu lanciato come "Copperbot" ed ora e venduto in tutto il mondo. Il successo di questo prodotto e la sua efficacia come antivegetativa a lunga durata è confermato dalle molte lettere non sollecitate ricevute dalla C-Defence. Entrambi i cantieri nautici Prouts e Catalac Yachts, attualmente utilizzano il Copperbot offrendolo come antivegetativa optionals per i loro clienti.

Il Copperbot può essere applicato sia a rullo sia a spray, formando in entrambi i casi, una volta catalizzato, una superficie molto liscia. La levigatezza combinata all’assenza di incrostazioni, permette alle imbarcazioni di navigare al massimo del loro potenziale e bravi navigatori professionisti hanno riportato che le performance delle loro barche erano sensibilmente migliorate dopo l'applicazione del Copperbot.

Sono molti coloro che hanno preoccupazioni riguardo all'utilizzo del rame e i sui possibili effetti nell'accelerare fenomeni di corrosione sui metalli con i quali è in contatto: il Copperbot non conduce elettricità e i test effettuati sia su questo prodotto che su altre antivegetative ad alto contenuto di rame, hanno dimostrato che sulla superficie c'è una conduttività estremamente bassa, anche dopo prolungata immersione in acqua marina, altri esperimenti mostrano che l'accoppiamento con un anodo di zinco non produce né un aumento della perdita dell'anodo né effetti contrari su altre parti metalliche dello scafo. Anche le imbarcazioni con scafo in alluminio sono state trattate con questo prodotto, compresa una barca ad alta velocità che ha ricevuto il trattamento nel novembre 1994 e che ha confermato come il Copperbot non causò corrosione galvanica sull'imbarcazione.

Così come tutte le resine epossidiche e anche la maggior parte delle antivegetative, le modalità d'uso e le specifiche tecniche devono essere seguite perfettamente.
Ci sono tre momenti che necessitano di particolare attenzione:
1) La preparazione della superficie dello scafo;
2) La miscelazione della resina epossidica;
3) Le condizioni nelle quali si deve applicare il Copperbot.
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Tutti gli strati delle precedenti antivegetative ordinarie e tutte le tracce di pittura precedenti devono essere rimosse e la superficie deve essere libera da polvere, sporco, grasso e da ogni altro contaminante, con lo scafo in vetroresina lo strato di gel-coat deve essere abraso per ottenere una superficie che permetta un'ottima aderenza. Le resine epossidiche sono infatti materiali bicomponenti e questo comporta che le due parti siano molto ben miscelate insieme. Poiché le proporzioni di entrambe i due componenti hanno effetti sia sull'essiccazione che sull'adesione è necessario assicurarsi che tutti i contenuti di ciascun componente siano incorporati. La maggior parte delle epossidiche sono sensibili alla temperatura e c'è una temperatura minima al di sotto della quale non dovrebbero essere applicate.

Nonostante come già detto in precedenza sia le alghe che le incrostazioni marine non attacchino la superficie trattata in modo corretto, ci potrebbe essere una formazione di limo comunque facilmente rimovibile.


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